"accadono cose nella vita che sono come domande. passano minuti o anni e poi la vita risponde" (a.baricco)
lunedì 4 febbraio 2013
lunedì 21 marzo 2011
Le Tasche Piene Di Sassi - Lorenzo Jovanotti Cherubini - Video Ufficiale
sono solo stasera senza di te ... mi hai lasciato da solo davanti al cielo ... vienimi a prendere ...
lunedì 28 febbraio 2011
lunedì 21 febbraio 2011
..questa è una di quelle sere un po' storte... sono un po' stanca, la tv non funziona, i fari dell'auto pure, niente libri e niente musica [da quando mi sono fatta rubare il lettore mp3 in Tribunale...che Michi ancora adesso mi chiede chi è che me l'ha rubato, e perché, e poi, che cos'è un Tribunale?].. E' una di quelle sere in cui se si pensa al giorno dopo è uguale a questo, e questo uguale a ieri e si vorrebbe tanto fare un passo avanti, ma non si riesce. E si che ci sono tantissime cose che mi fanno sorridere.. Au che mi abbraccia e viene verso di me con le sue gambe lunghe lunghe, quanto è cresciuta.. Michi che mi dice, mentre giochiamo a dama, che mi farà fuori in un "barcobaleno".. ah, anche la brioche al cioccolato che mi sono mangiata sabato mattina prima di tornare a casa, che il barista mi ha detto "vedrai quanto ti piacerà" era vero.. E poi le mattine in cui c'è nell'aria quel profumo strano che sembra quello della primavera, e mi sembra uguale uguale a quello che respiravo al lago d'estate, la mattina presto, quando con il mio papà si andava a vedere com'era il lago, e da lì, secondo lui, si capivano un sacco di cose.. E poi le volte che lo sogno, che è sempre bellissimo.. Le cose cambieranno, spero. Io penso alla mia generazione e so che il futuro non si riesce a vedere, ma è lì da qualche parte e so che ce lo meritiamo, che nonostante quello che tutti dicono, stiamo facendo di tutto per meritarcelo.
mercoledì 1 dicembre 2010
andiamo bene!
Dopo lunga assenza, dovuta ai 3-4 mesi di clausura forzata per preparare l'esame (si -lo so- pare assurdo che uno debba smettere di condurre una vita normale [tralascio le leggende metropolitane, neanche troppo inveritiere, circa l'alienazione, la disperazione, la scarsa igiene personale ed il completo estraneamento dal mondo reale] per preparare un esame) finalmente ritorno. Con le idee un po' confuse. Con un sempre grande punto di domanda all'orizzonte. E con il desiderio di crederci, di sperarci. Nella professione, in un futuro che ci ripaghi dei sacrifici fatti.
Ci voglio sperare, nonostante tutto. Con un pensiero a coloro che anche quest'anno ce la metteranno tutta..
Ci voglio sperare, nonostante tutto. Con un pensiero a coloro che anche quest'anno ce la metteranno tutta..
lunedì 6 settembre 2010
sabato 26 giugno 2010
..e adesso secchio.
il nove di giugno sono usciti i risultati...giusto giusto nei sei mesi di tempo che le commissioni hanno di diritto per tenerci sulle spine..per torturarci ancora un po'..
Premesso che resto dell'idea che:
1) prima o poi finiremo tutti in analisi;
2) questo esame è una pernacchia in faccia a coloro che ogni giorno si dedicano alla professione con impegno, studio e fatica;
ciò premesso, dato che la fortuna ha girato nella mia direzione, ora non ho più nemmeno tempo per coltivare polemiche...e, come si dice nella mia patria adottiva, non mi resta che secchiare...
venerdì 14 maggio 2010
domenica 2 maggio 2010
con la panza piena
Premesso che sto lavorando a quest'ora di domenica, e che ho "inavvertitamente" [ho pulito la borsa scuotendola a testa in giù] smarrito la mia penna usb con tutto il lavoro degli ultimi decenni (era piccola ma cicciosa), devo dire che oggi è stata proprio una strana giornata.
Dopo aver bevuto e mangiato come un ippopotamo [in un locale probabilmente gestito da adepti di una setta religiosa] ed aver visto sprecare una quantità di cibo che mi vergogno solo a ricordarlo; dopo aver giocato a tutti i giochi possibili, compreso "fammi crescere i capelli con il pongo"; dopo aver gudagnato impronte di ogni forma e colore sui vestiti; dopo aver rubato l'ombrello al ladro che se l'era rubato prima, (vigliaccone non sei rimasto impunito); dopo aver fornito consulenze di ogni genere, stacco tutto e me ne vado a dormire.
Al prossimo round.
Dopo aver bevuto e mangiato come un ippopotamo [in un locale probabilmente gestito da adepti di una setta religiosa] ed aver visto sprecare una quantità di cibo che mi vergogno solo a ricordarlo; dopo aver giocato a tutti i giochi possibili, compreso "fammi crescere i capelli con il pongo"; dopo aver gudagnato impronte di ogni forma e colore sui vestiti; dopo aver rubato l'ombrello al ladro che se l'era rubato prima, (vigliaccone non sei rimasto impunito); dopo aver fornito consulenze di ogni genere, stacco tutto e me ne vado a dormire.
Al prossimo round.
sabato 20 marzo 2010
sabato pomeriggio (prima che arrivino gli unni)
nelle parole che già sai
nei pensieri
quando mi dici che ci sei
e avverti i miei sospiri
ti cercherò nei giorni di vento
ti sentirò parlarmi del sogno
ti troverò
io ti troverò
nei sogni miei
dentro i miei guai
nei mattini
sotto la polvere che è li
appiccicata ai libri
dentro gli hotel
delle città che girando
vivo soltanto per metà
e lascio ogni mattina
sabato 27 febbraio 2010
la meraviglia delle piccole cose di questa settimana..
Sotto un cielo di nebbia
che cielo non e'
e' un altro giorno insicuro
che io passo con te
E ci troviamo qua
tra lampioni e vetrine
tra pezzi di scarpe liquori e cucine
E' stato forse per noia
o per mancanza di vino
siamo usciti di casa
e andati incontro al destino
destino normale
fatto di punch e giornale
di risate spremute
e di parole taciute
E' una giornata
senza pretese
e non ci succede
una volta al mese
Stiamo qua
abbracciati
ad aspettare la sera
e se mi guardi
io non ti vedo
ma mi ricordo
del nostro amore
stiamo qua
messi qua
ad aspettare la sera
E i miei occhi
coi tuoi
vanno incontro alla strada
sui motori e le luci
brilla altera la luna
e non parliamo di niente
in questa scura pianura
L'auto va dolcemente
dentro la notte piu' scura
E' una giornata
senza pretese
e non ci succede
una volta al mese
Stiamo qua
abbracciati
ad aspettare la sera
e se mi guardi
io non ti vedo
ma mi ricordo
del nostro amore
stiamo qua
messi qua
ad aspettare la sera...
che cielo non e'
e' un altro giorno insicuro
che io passo con te
E ci troviamo qua
tra lampioni e vetrine
tra pezzi di scarpe liquori e cucine
E' stato forse per noia
o per mancanza di vino
siamo usciti di casa
e andati incontro al destino
destino normale
fatto di punch e giornale
di risate spremute
e di parole taciute
E' una giornata
senza pretese
e non ci succede
una volta al mese
Stiamo qua
abbracciati
ad aspettare la sera
e se mi guardi
io non ti vedo
ma mi ricordo
del nostro amore
stiamo qua
messi qua
ad aspettare la sera
E i miei occhi
coi tuoi
vanno incontro alla strada
sui motori e le luci
brilla altera la luna
e non parliamo di niente
in questa scura pianura
L'auto va dolcemente
dentro la notte piu' scura
E' una giornata
senza pretese
e non ci succede
una volta al mese
Stiamo qua
abbracciati
ad aspettare la sera
e se mi guardi
io non ti vedo
ma mi ricordo
del nostro amore
stiamo qua
messi qua
ad aspettare la sera...
sabato 20 febbraio 2010
ma che fine hai fatto?
Ma dove te ne sei andato con una zampa ferita? c'è pure un nuovo maglione di lana nella cesta.. eddai..
venerdì 19 febbraio 2010
non stai bene!
..Questo è quello che avrebbero certo detto i miei colleghi [nell'intento di fare di me una educata fanciulla], se mi avessero sentito questa sera mentre cercavo invano di tornarmene a casa [missione, avrei dovuto saperlo, troppo ambiziosa].
Premesso che sono uscita di corsa (temevo di perdere l'ultimo autobus prima dello sciopero indetto quest'oggi dai sindacati, in quasi tutte le città del nord Italia) e, appena fuori, mi sono ricordata di avere l'ombrello in studio; che quando sono tornata su, e poi giù, ed ho aperto l'ombrello, mi sono ricordata che era imploso nel tragitto per andare in Tribunale sotto la bufera questa mattina; che, richiuso l'ombrello, mi sono ricordata di non avere il biglietto dell'autobus; che, uscita dal negozio del sig. Carlo, mi sono vista passare davanti l'autobus; che, ovviamente, quello era l'ultimo autobus prima dello sciopero indetto quest'oggi dai sindacati, in quasi tutte le città del nord Italia; che dopo aver deciso di andare a casa a piedi, a metà strada, incredibilmente, è passato un altro autobus, non proprio il mio, ma sotto l'acqua andava bene pure quello; che come parrà ovvio, mi sono messa a correre come una invasata ma l'ho perso; che, una volta arrivata a casa, pronta per tornarmene a Nasolino, ho scoperto che il finestrino dell'auto era rimasto giù tutta settimana...Tutto ciò premesso, è stato proprio un rientro di m......
LO SO, NON STO BENE, NON LO DICO PIU'!
Premesso che sono uscita di corsa (temevo di perdere l'ultimo autobus prima dello sciopero indetto quest'oggi dai sindacati, in quasi tutte le città del nord Italia) e, appena fuori, mi sono ricordata di avere l'ombrello in studio; che quando sono tornata su, e poi giù, ed ho aperto l'ombrello, mi sono ricordata che era imploso nel tragitto per andare in Tribunale sotto la bufera questa mattina; che, richiuso l'ombrello, mi sono ricordata di non avere il biglietto dell'autobus; che, uscita dal negozio del sig. Carlo, mi sono vista passare davanti l'autobus; che, ovviamente, quello era l'ultimo autobus prima dello sciopero indetto quest'oggi dai sindacati, in quasi tutte le città del nord Italia; che dopo aver deciso di andare a casa a piedi, a metà strada, incredibilmente, è passato un altro autobus, non proprio il mio, ma sotto l'acqua andava bene pure quello; che come parrà ovvio, mi sono messa a correre come una invasata ma l'ho perso; che, una volta arrivata a casa, pronta per tornarmene a Nasolino, ho scoperto che il finestrino dell'auto era rimasto giù tutta settimana...Tutto ciò premesso, è stato proprio un rientro di m......
LO SO, NON STO BENE, NON LO DICO PIU'!
domenica 24 gennaio 2010
auguri vecchia babbiona
Ammesso e non concesso che da quest'anno mi sento vecchia davvero
[sig. Brunetta mi faccia i complimenti: sono fuori casa dal 2002 anche se, a 27 anni ora suonati, sto ancora faticosamente cercando di costruirmi il mio lavoro del futuro, dopo tanti anni di studio in Università mediocre, senza stipendio certo e nessuna sicurezza, proprio come vorrebbe Lei!]
e che, a detta di molti, il declino comincia al ventunesimo anno d'età e perciò non dovrei senitrmi vecchia ma direttamente con un piede nella fossa (o una vecchia babbiona, meglio) questo è stato un bel compleanno!
Se solo potessi anche cancellare le preoccupazioni che ho visto negli occhi dei miei cari, in queste ultime ore...
[sig. Brunetta mi faccia i complimenti: sono fuori casa dal 2002 anche se, a 27 anni ora suonati, sto ancora faticosamente cercando di costruirmi il mio lavoro del futuro, dopo tanti anni di studio in Università mediocre, senza stipendio certo e nessuna sicurezza, proprio come vorrebbe Lei!]
e che, a detta di molti, il declino comincia al ventunesimo anno d'età e perciò non dovrei senitrmi vecchia ma direttamente con un piede nella fossa (o una vecchia babbiona, meglio) questo è stato un bel compleanno!
Se solo potessi anche cancellare le preoccupazioni che ho visto negli occhi dei miei cari, in queste ultime ore...
lunedì 18 gennaio 2010
concludere in bellezza la giornata.
..Quando un kit kat è scaduto dal 5 di maggio del 2009, anche se è l'unica cosa che avete in casa, non mangiatelo, per favore.
[Lo so che non avete bisogno che qualcuno ve lo suggerisca, e so anche che, probabilmente, se qualcuno l'avesse suggerito a me, lo avrei mangiato lo stesso, ma mi sono sentita di avvisarvi].
[Lo so che non avete bisogno che qualcuno ve lo suggerisca, e so anche che, probabilmente, se qualcuno l'avesse suggerito a me, lo avrei mangiato lo stesso, ma mi sono sentita di avvisarvi].
domenica 10 gennaio 2010
sto seriamente pensando di cercarmi un lavoretto...
...posto che deve conciliarsi con quello che faccio già -e che non vorrei del tutto seppellire la mia voglia di vivere- questo deve essere: retribuito (non transigo). pre-serale o del tutto notturno (possibilmente non sconcio). finesettimanale (potrei sacrificare anche tutto il mio week end).
Ah, le soddisfazioni di una quindicina d'anni di studio...si, devono essere queste...mi hanno detto che c'erano, ed io le avrò!
Ah, le soddisfazioni di una quindicina d'anni di studio...si, devono essere queste...mi hanno detto che c'erano, ed io le avrò!
venerdì 8 gennaio 2010
anno nuovo...anno nuovo (P.B.)
Mi sono sempre chiesta se, da qualche parte, c'è qualcuno che crede veramente a questa cazzabubbola che siccome è il primo gennaio allora all'improvviso tutto cambia...vita nuova, baci e abbracci, lavoro migliore, persone migliori...
Cosa sarà?! i fumi sprigionati dalla macerazione dei calendari e delle agende? la rotazione della terra intorno all'asse? ImobiliSi SpostanoLePersoneBattonoLaTestaEdiventanoPiùIntelligenti?!
Per il momento mi viene da pensare che mi sembra tutto uguale... il mio futuro è ancora trasparente... e le fatiche da fare sono ancora tante per scalare i punti di domanda... ed il mio babbo non torna... e gli incubi dal passato quelli invece sì... e speriamo che mia sorella tenga duro... che al confronto tutto è una passeggiata...
forse la terra non ha ancora girato abbastanza...
Mentre gira mi tengo stretta i miei affetti di sempre, anche quelli che ho lasciato per strada, l'unica persona della mia vita, che è praticamente tutto e ringraziarla non basta, gli amici che ho trovato in quest'ultimi anni, che sono davvero l'unica forza, che sono la fonte dei miei sorrisi e delle mie risate... e che se non cambiano e non battono la testa, forse è meglio...
Cosa sarà?! i fumi sprigionati dalla macerazione dei calendari e delle agende? la rotazione della terra intorno all'asse? ImobiliSi SpostanoLePersoneBattonoLaTestaEdiventanoPiùIntelligenti?!
Per il momento mi viene da pensare che mi sembra tutto uguale... il mio futuro è ancora trasparente... e le fatiche da fare sono ancora tante per scalare i punti di domanda... ed il mio babbo non torna... e gli incubi dal passato quelli invece sì... e speriamo che mia sorella tenga duro... che al confronto tutto è una passeggiata...
forse la terra non ha ancora girato abbastanza...
Mentre gira mi tengo stretta i miei affetti di sempre, anche quelli che ho lasciato per strada, l'unica persona della mia vita, che è praticamente tutto e ringraziarla non basta, gli amici che ho trovato in quest'ultimi anni, che sono davvero l'unica forza, che sono la fonte dei miei sorrisi e delle mie risate... e che se non cambiano e non battono la testa, forse è meglio...
lunedì 21 dicembre 2009
chiuso per ferie

Più mi sforzo e più mi sento svuotata, ho esaurito la sagacia e l'inchiostro.
Non ho nemmeno voglia di descrivere come sia andato, il famoso esame. So solo che ora, per principio, getterò la fotocopiatrice e mi metterò a scrivere tutte le copie degli atti a mano, che ci ho preso gusto. Ah, butterò anche via le banche dati ed implorerò il cliente di darmi informazioni vaghe e sibilline circa il proprio caso.
Eviterò poi di fare la pausa pranzo e la pausa sigaretta. E anche di andare in bagno. E se mai andrò in bagno, ora ho anche imparato che per essere dei buoni professionisti non ci si può lavare le mani dopo averla fatta.
Dimenticavo! Se riesco assumerò degli uomini in divisa, di un corpo qualsiasi delle forze dell'ordine, che di tanto in tanto passino a guardarmi con fare minaccioso o a farmi domande del tutto illogiche (tipo cosa significa 22/01/198_ accanto al nome) solo per distrarmi.
Ah, il tizio del banco davanti no, quello non lo voglio, c'è un limite a tutto, che diamine!
Non ho nemmeno voglia di descrivere come sia andato, il famoso esame. So solo che ora, per principio, getterò la fotocopiatrice e mi metterò a scrivere tutte le copie degli atti a mano, che ci ho preso gusto. Ah, butterò anche via le banche dati ed implorerò il cliente di darmi informazioni vaghe e sibilline circa il proprio caso.
Eviterò poi di fare la pausa pranzo e la pausa sigaretta. E anche di andare in bagno. E se mai andrò in bagno, ora ho anche imparato che per essere dei buoni professionisti non ci si può lavare le mani dopo averla fatta.
Dimenticavo! Se riesco assumerò degli uomini in divisa, di un corpo qualsiasi delle forze dell'ordine, che di tanto in tanto passino a guardarmi con fare minaccioso o a farmi domande del tutto illogiche (tipo cosa significa 22/01/198_ accanto al nome) solo per distrarmi.
Ah, il tizio del banco davanti no, quello non lo voglio, c'è un limite a tutto, che diamine!
giovedì 10 dicembre 2009
Per l'appunto.
Così, giusto per continuare a cercare un diversivo che distolga i miei pensieri dall'esame, oggi parlerò dell'esame.
Essendomi imbattuta in un riepilogo assai gustoso dei pratici suggerimenti dell'ultimo minuto per sperare in una buona riuscita dell'esame (o, anche, nella non fuoriuscita dall'aula d'esame causa espulsione -ah, per chi non lo sapesse- dato che a Brescia canta Mister Eros Ramazzotti, l'aula è stata trasferita di trenta chilometri) mi sono venuti un pò di dubbi...
Leggiamoci il paragrafo numero tré dell'articolo in questione:
3. I segni di riconoscimento
L’utilizzo di due penne di diverso colore (blu e nera) per la stesura della prova scritta non può essere di per sé qualificato oggettivo “segno di riconoscimento” impeditivo alla correzione, con la conseguenza dell’esclusione per non valutabilità (TAR Sardegna, 11 dicembre 2008, n. 2158).
La questione ha riguardato una candidata di un pubblico concorso, esclusa dalla selezione poiché la Commissione aveva accertato che l’elaborato era “stato scritto nella prima pagina utilizzando in parte la penna nera e in parte la penna blu e per il resto proseguendo con la penna blu”.
Il TAR ha deciso che l’utilizzo di penne con colore diverso, nel caso in esame, non può essere idoneo ad integrare un “oggettivo” ed “inequivocabile” segno di riconoscimento, anche perché può esser spiegato in termini molto semplici: “che la concorrente avesse deciso di elaborare la “bella copia” con la penna nera e che, in corso di scrittura, la penna biro (non fornita dalla commissione) si sia “esaurita”, con conseguente necessità di “continuare” il tema con altra penna”.
Ovviamente il precedente può essere utilizzato per via dei colori consueti delle penne: non mi avventurerei a scrivere in verde o rosso, poichè i colori consentiti dalla normativa sui concorsi sono appunto il nero e il nero bluastro delle comuni penne biro.
Ancora, il TAR Sardegna ha richiamato una conforme giurisprudenza (T.A.R. Calabria Catanzaro, sez. II, sentenza 10 giugno 2008, n. 642; T.A.R. Basilicata Potenza, 11 luglio 2007, n. 489), secondo cui “nelle procedure concorsuali la regola dell'anonimato degli elaborati scritti, benché essenziale, non può essere intesa in modo tanto assoluto e tassativo da comportare l'invalidità delle prove ogni volta che sussista la “mera possibilità di riconoscimento”, atteso che non si potrebbe mai escludere a priori la possibilità che un commissario riconosca la scrittura di un candidato, sebbene il relativo elaborato sia formalmente anonimo; ne discende che la regola dell'anonimato deve essere intesa nel senso che l'elaborato non deve recare alcun segno che sia «in astratto» ed « oggettivamente» suscettibile di riconoscibilità”.
Quindi la numerazione delle pagine, o i segni grafici che staccano le parti dell’elaborato (asterischi e simili) sono probabilmente da evitare per prudenza, ma non possono provocare l’annullamento.
L’utilizzo di due penne di diverso colore (blu e nera) per la stesura della prova scritta non può essere di per sé qualificato oggettivo “segno di riconoscimento” impeditivo alla correzione, con la conseguenza dell’esclusione per non valutabilità (TAR Sardegna, 11 dicembre 2008, n. 2158).
La questione ha riguardato una candidata di un pubblico concorso, esclusa dalla selezione poiché la Commissione aveva accertato che l’elaborato era “stato scritto nella prima pagina utilizzando in parte la penna nera e in parte la penna blu e per il resto proseguendo con la penna blu”.
Il TAR ha deciso che l’utilizzo di penne con colore diverso, nel caso in esame, non può essere idoneo ad integrare un “oggettivo” ed “inequivocabile” segno di riconoscimento, anche perché può esser spiegato in termini molto semplici: “che la concorrente avesse deciso di elaborare la “bella copia” con la penna nera e che, in corso di scrittura, la penna biro (non fornita dalla commissione) si sia “esaurita”, con conseguente necessità di “continuare” il tema con altra penna”.
Ovviamente il precedente può essere utilizzato per via dei colori consueti delle penne: non mi avventurerei a scrivere in verde o rosso, poichè i colori consentiti dalla normativa sui concorsi sono appunto il nero e il nero bluastro delle comuni penne biro.
Ancora, il TAR Sardegna ha richiamato una conforme giurisprudenza (T.A.R. Calabria Catanzaro, sez. II, sentenza 10 giugno 2008, n. 642; T.A.R. Basilicata Potenza, 11 luglio 2007, n. 489), secondo cui “nelle procedure concorsuali la regola dell'anonimato degli elaborati scritti, benché essenziale, non può essere intesa in modo tanto assoluto e tassativo da comportare l'invalidità delle prove ogni volta che sussista la “mera possibilità di riconoscimento”, atteso che non si potrebbe mai escludere a priori la possibilità che un commissario riconosca la scrittura di un candidato, sebbene il relativo elaborato sia formalmente anonimo; ne discende che la regola dell'anonimato deve essere intesa nel senso che l'elaborato non deve recare alcun segno che sia «in astratto» ed « oggettivamente» suscettibile di riconoscibilità”.
Quindi la numerazione delle pagine, o i segni grafici che staccano le parti dell’elaborato (asterischi e simili) sono probabilmente da evitare per prudenza, ma non possono provocare l’annullamento.
Uao, adesso è tutto più chiaro. Mannaggia, mi ero abituata a staccare i diversi paragrafi con un rientro della prima riga. Quindi: o mi espellono, o non mi ocrreggono il compito, o mi tagliano le mani. (Anche se dubito ci sia qualcuno, in qualchessia commissione, a cui interessa riconoscere il mio compito...)
Ma non è tutto qui. Leggiamo il paragrafo cinque, di grande incoraggiamento:
§ 5. Il Pitepraticantropo
Il Pitepraticantropo era sapiente, anzi, dottore della legge; frequentava il tribunale, facendo pratica forense, ma restava fondamentalmente un essere allo stadio primitivo sulla linea evolutiva verso un futuro professionale tutto da realizzare.
Portava giacca e cravatta d’ordinanza ma non camicia e pantaloni, sicché il suo pelame scuro contrastava vistosamente sotto la stoffa di qualità.
Aveva iniziato la pratica frequentando il vecchio Palazzo di Giustizia, del quale aveva molto apprezzato la collocazione urbanistica nel centro storico della città in prossimità della sede universitaria e degli altri palazzi pubblici funzionalmente collegati (conservatoria, registro, intendenza di finanza, prefettura, municipio ecc.).
L’austera funzionalità dell’edificio sembrava promettere che i processi sarebbero stati altrettanto sobri ed efficienti. Si entrava nell’atrio e si aveva a disposizione una raggiera di corridoi che conducevano razionalmente a tutti gli uffici, rendendoli facilmente individuabili e raggiungibili dall’utente.
Persino in verticale, la volta aperta attraverso ciascun piano spalancava la visuale su tutto il palazzo e da vero e proprio “foro”, favoriva le relazioni tra gli avvocati e con i clienti. Era poi ovvio che tutti gli uffici giudiziari si trovassero lì raccolti nello stesso palazzo.
Poi, con i consueti ritardi delle opere pubbliche, era entrato in esercizio il nuovo Palazzo. Funereo emiciclo di marmo grigio e nero decentrato tra le circonvallazioni intasate dal traffico, dove si esercitava il mestiere più antico del mondo, voltava le terga alla città e volgeva la fronte alla brughiera incolta antistante la ferrovia.
Il Pitepraticantropo lo percorreva rasentando i muri sulla striscia bianca, evitando la corsia di marmo rosso centrale, che gli pareva riservata a chi ne sapeva più di lui. E gli sembrava di percorrere una metafora edilizia dei processi che vi si celebravano, sempre pendenti e mai conclusi, che duravano e duravano, ma erano sempre ad un punto indefinibile, e troppo spesso terminavano senza aver risolto il problema per il quale erano cominciati.
Ed il terzo piano daccapo un po’ più su ma uguale al precedente, come un processo d’appello; il quarto poi ancora uguale, come un giudizio di rinvio.
Ma quello che più lo colpiva era la dislocazione dell’ufficio del Giudice di Pace dall’altra parte della città: non si era trovato posto, in un edificio tanto più grande, nè il Comune era riuscito a reperire un fabbricato meno distante, come lo stesso vecchio Palazzo di Giustizia, vuoto da anni. E, coincidenza impressionante, solo lì aveva visto iniziare e terminare un processo.
Il Pitepraticantropo conosceva una gran quantità di leggi e di decreti, e si sforzava di studiarne sempre più, pur avendo ben in mente l’insegnamento del suo professore di diritto penale, che criticava la congerie normativa imperversante anche in quel delicato settore ammettendo che neppure lui conosceva tutte le fattispecie criminali vigenti, cosa forse impossibile per la mente umana, mentre tale inevitabile ignoranza non era ammessa neppure per il più illetterato dei sudditi; nonostante ciò, egli riteneva comunque suo dovere impararne il più possibile ed in tutti i settori.
Ma era talmente evidente che occorreva urgentemente por mano ad un radicale processo di delegificazione, che non si capacitava come il parlamento si baloccasse con le riforme costituzionali e i massimi sistemi e pensava: una legislazione a misura d’uomo consentirebbe ai più di conoscere i propri diritti ed i propri doveri aumentando la certezza dei rapporti giuridici; ne conseguirebbe una deflazione del contenzioso limitato ai casi di effettivo dubbio sull’interpretazione della legge.
Le poche sentenze sarebbero rese in tempi ragionevoli, promosse da avvocati che sbrigherebbero con inequivoci pareri stragiudiziali la maggior parte dei casi, dedicando il necessario approfondimento al ridotto contenzioso, che produrrebbe giudizi altrettanto approfonditi, a costituire precedenti non contraddittori e di facile reperimento.
Un sistema normativo più semplice, che consentisse a tutti di conoscere e di capire, di esercitare i propri diritti ed adempiere ai propri obblighi, renderebbe possibile individuare e colpire quei pochi che volontariamente agissero illegalmente ed impedirebbe loro di ricattare i propri accusatori.
Un ordinamento del genere libererebbe la pubblica amministrazione dalla pletorica inefficienza nella quale era stata sprofondata, riducendone i costi e gli sprechi; i cittadini farebbero valere i propri legittimi interessi e non scambierebbero o comprerebbero favori.
In fin dei conti non c’era nulla di nuovo da inventare, sarebbe bastato ripercorrere le orme di Triboniano, attuando il lapidario precetto della costituzione Deo auctore, concepito ormai quattordici secoli prima da Giustiniano: “tot auctorum dispersa volumina uno codice ... ostendere”; sarebbe bastato ricordare le notti insonni del Bonaparte, che costringeva i compilatori di quello che chiamava “mon code civil” a riscrivere tutti gli articoli che non risultavano di semplice ed immediata comprensione.
Macchè Napoleone, ma quale Giustiniano, il povero Pitepraticantropo non vedeva di meglio all’orizzonte politico che pallidi burocrati di partito, quando non proprio loschi faccendieri.
E lui, ad onta di tutti i suoi sforzi, rimaneva irrimediabilmente una scimmia.
Un giorno, entrando nel Palazzo, il Pitepraticantropo si fermò perplesso ad osservare i monoliti eretti a sorpresa nell’atrio, e scoccò la scintilla.
Rimase folgorato da un’intuizione: la maggioranza del paese era ormai costituita proprio da pallidi burocrati di partito, se non già da loschi faccendieri, e comunque era in affari con loro, impegnata a costruire inutili monumenti allo spreco e all’inefficienza, sotto la copertura di una superfetazione normativa dolosamente rivolta a peggiorare l’esistente, in una perversa spirale che alimentava il potere degli inetti e dei corrotti.
Il Pitepraticantropo rimase talmente colpito dall’evidenza di quel ragionamento che non si accorse neppure di non essere più tale; aveva camicia e brache, aveva perso il pelo e non era più una scimmia: era diventato un avvocato[ii].
Che dire... mi sconvolge l'idea questa storiella possa applicarsi a qualsiasi praticante, di qualsiasi generazione, di qualsiasi città..
P.S. Vi segnalo che alla fine dei consigli pratici per gli acquisti, e della cicciosissima storiella, v'era il solito link...No, non voglio cliccare e diventare avvocato in Spagna in sei mesi. Non so lo Spagnolo. Non conosco nessuno in Spagna E SOPRATTUTTO, PIANTATELA DI TELEFONARCI IL GIORNO DELLA PUBBLICAZIONE DEI RISULTATI. GUFI!
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